Vorrei raccontare di una nuova esperienza, una nuova avventura, senza troppe parole.

Senza troppe parole perché vorrei che vi venisse voglia di chiudere gli occhi, e con i pochi elementi che vi darò, vi ritrovaste comunque a fantasticare, a giocare d’immaginazione, a respirare quel profumo che ho sentito io, quel piacevole profumo di semplicità e calore.
Perché sono convinta che le cose appena sussurrate, quelle un po’ incomplete perché certi dettagli sono talmente preziosi da svelare completamente, quasi come rischiassero di perdere valore, ecco quelle, lasciano una scia magica ed è proprio questo che hanno lasciato a me tutte le cose che si trovavano in mezzo ad un contorno color pastello in Puglia, un lunedì di sole.

 

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Risulterebbe quasi banale, riduttivo, articolare troppe lettere quando certe sensazioni sono così leggere da sfuggire e trasformarsi continuamente, da scappare ad un foglio bianco o ad una tastiera.

 

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Ho rubato il braccio a @lapelagallina 🙂

 

 

Tutto è partito da una passione, da una macchina fotografica al collo, sempre lei, e dalla condivisione che unisce le persone.
Tutto è continuato dalla determinazione, dalla costanza e dall’impegno dettato dal cuore inserito in un progetto.

Tutto è poi proseguito con un’accoglienza che ti fa sentire parte di un tutto, l’accoglienza che l’azienda Granoro, il pastificio che ha sede a Corato, ci ha riservato.

 

Ho visto gli occhi accesi ed entusiasti di chi racconta storie, come quelli di Pasquale, di una fedele tradizione mediterranea, far nomi, parlare in primo luogo di persone e solo successivamente di meccanismi, di processi di produzione; Dare importanza prima di tutto ai gesti e alle emozioni delle persone, che non è mai scontato, e ho percepito l’attaccamento di chi crede sul serio in qualcosa.
E qualsiasi cosa sia, credere in qualcosa ardentemente è un atto quotidiano di coraggio, è lo stimolo che inietta energia alla vita.

 

Ho visto chi crede e ha creduto nella comunicazione che i social possono permettere con la loro potenza, e ci ha creduto proprio chi ama la propria terra, donandola come un regalo a schermi e fotografie che cercavano di inserire tutto questo al meglio in alcuni fotogrammi.

 

Ho osservato tanto, come spesso accade in modo silenzioso; Capita, a volte, di dover fare un passo indietro, riordinare i pensieri sotto un cielo anche lui un po’ incerto, respirare la libertà che un campo di grano infinito può darti e scorgere le espressioni dei volti che mi circondavano.
Mi chiedo se in quei momenti sembro assente ma sono più presente, e forse invadente, di quel che sembra perché ogni virgola scandita da quelle espressioni va a finire freneticamente sulla mia agenda, una volta salita sul treno di ritorno verso Firenze.

 

Cosa ne ho dedotto?

Che a volte basta poco. 

Basta una spiga di grano a creare un piatto di qualità in tavola che unisce sorrisi, che rende simili e coinvolge ed allinea i pensieri.

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Basta il suono di una canzone di Battisti accennata in mezzo alle spighe che pizzicano un po’, con in sottofondo l’accompagnamento di una chitarra.

 

Che ne sai tu di un campo di grano, poesia di un amore profano.
La paura d’esser preso per mano, che ne sai

 

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@cristianocarriero e @comunicale79

 

 

Basta correre in un campo, schivare un po’ i fastidi, buttare la schiena a terra, fermarsi vicina ad un amica e stringere tra le mani uno dei calmanti più potenti che conosco, la mia Canon.

 

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@benedettam92

 

Basta ascoltare le persone, e non solo il rumore dei macchinari, e stringere mani decise e subito complici.

 

Basta tutto questo per definire la genuinità.

 

 

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