Per dieci minuti.
Dieci minuti per spostarsi dalla cosiddetta “comfort zone”, dalla pericolosa comodità.
Dieci minuti per timbrarsi un sorriso in faccia in una giornata di quelle che sembravano una di tante, e che invece diventano “da segnare”.
Dieci minuti per capovolgere un pensiero, un limite, una credenza.
Dieci minuti per ricordarsi di volersi tanto bene.

 

Chiara Gamberale, l’autrice di questo libro in gran parte autobiografico, ci trascina nella sua storia fatta di rivincite.
E’ una scrittura semplice, scorrevole, non artificiosa, che ci porta man mano ad affezionarci sempre di più a lei.
Ne diventiamo i suoi confidenti, il suo diario quotidiano.

 

Chiara si era trasferita in una Roma a lei sconosciuta, per amore, lasciando la sua da sempre amata Vicarello.
Poi una serie di eventi trasformano il suo volto ribaltando quel che era un sorriso in un’amara verità, più di una a dirla tutta.
Suo marito parte infatti per lavoro e si dirige verso Dublino; Decide successivamente di non tornare indietro e  rimane lì per mesi con un’irlandese che sa di spensieratezza, pancake e di tutto quel che in Chiara non trova più.
E lo annuncia attraverso una telefonata.

Ad aggiungersi la perdita del suo lavoro,  poiché viene sostituita nella rubrica della quale amava prendersi cura.

 

La terapista di Chiara, trovandosi di fronte una donna col cuore totalmente in subbuglio, ferito e scoraggiato, decide di applicarle dei “cerotti” giorno dopo giorno.
Come?
Con una sorta di gioco, anche se è molto di più; Ogni giorno dovrà fare per almeno dieci minuti qualcosa di mai fatto prima.
Deve mettersi alla prova, deve rischiare, deve reinventarsi e trovarsi faccia a faccia col coraggio di essere più di quella donna che si lascia vincere dagli eventi.
Una sfida che è tutt’altro che semplice, ma che trasmette la voglia a noi lettori di provarci.

Un’inno alla speranza, quella di far uscire di nuovo quel lato spensierato che spesso durante le pesantezze e gli accaduti della vita quotidiana rischia di essersi assopito.

Chiara ci riesce, riesce ad illuminare i suoi occhi verso cose che non credeva la potessero coinvolgere.
Fa pure “quei” pancake.

 

Un libro schietto, semplice ma d’ispirazione.

 

“E allora mi dico che, se nel mondo ci sono persone che suonano il violino, cambiano pannolini, girano video pornoamatoriali, insegnano hip-hop, seminano e leggono Harry Potter, fra sette miliardi ce ne sarà almeno una che stava aspettando proprio me, nei dieci minuti in cui io la incontrerò.”

 

 

Voto: 8/10

 

 

 

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